Recensione – SOMA

Data di uscita settembre 2015
Disponibile per: PlayStation 4, PC, Steam, MAC, Linux – SOLO DIGITALE
Sviluppato da: Frictional Games
Tipo di gioco: Avventura / Survival / Horror / Prima Persona / Fantascienza / Sci-fi
Voto personale: 8/10
SOMA

SOMA

Giocato su: PlayStation 4

Oggi vi racconto un altro gioco indie, perché trovare recensioni sui giochi AAA è facile, mentre i titoli di nicchia vengono spesso tralasciati e voi giocatori potreste perdervi delle vere perle!

Parliamo di SOMA dunque, gioco sviluppato da Fricional Games, specializzati in horror in prima persona, con una preferenza assoluta per il buio (per la cronaca, sono opera loro le serie Amnesia e Penumbra).
SOMA mi ha attirato da subito, non tanto per l’ambientazione, quanto per la mia continua ricerca di horror ben fatti. E questo è ben fatto.

La particolarità di SOMA è il continuo cambio di situazione. Si parte da una introduzione ambientata in un normale appartamento, che lascia un po’ perplessi perchè di horror non ha assolutamente niente.
Il protagonista deve recarsi presso uno studio medico per un esperimento che dovrebbe/potrebbe risolvere i suoi problemi al cervello, dovuti ad un incidente. Fino al momento in cui arriva allo studio medico, non succede niente di particolare.

SOMA - le ambientazioni sono uno dei punti di forza

SOMA – le ambientazioni sono uno dei punti di forza

Poi il gioco cambia totalmente e ci si ritrova immersi in un’ambientazione del tutto diversa. Sembra di essere su un’astronave. Intorno al protagonista solo scricchiolii metallici e cigolii.
Simon è solo, eppure si ha la continua sensazione che qualcosa ci sia. Eppure niente… si esplora ma tutto sembra deserto.
Quindi il primo plauso agli sviluppatori va alla loro capacità di far crescere la tensione semplicemente con un uso sapiente di luci, ambienti, suoni e musica.

SOMA - quando le stanze vuote sanno far paura

SOMA – quando le stanze vuote sanno far paura

Proseguendo, il gioco cambia ancora, e ancora, e ancora.
Alla fine qualcosa/qualcuno da cui scappare effettivamente c’è, ma anche il “nemico” non è sempre uguale e soprattutto le fasi esplorative e le fasi concitate si alternano continuamente, impedendo da una parte di annoiarsi, ma dall’altra di giocare con la tremarella dovuta alla fifa di cosa potrebbe esserci dietro l’angolo.

SOMA - sì, il nemico c'è

SOMA – sì, il nemico c’è

Ovviamente, in perfetto stile horror di nuova generazione, Simon non ha armi con cui difendersi. Quindi l’unica possibilità è scappare, scappare, scappare. E quando non si scappa, si esplora, si raccolgono documenti e indizi e si risolvono puzzle.

Anche la continua solitudine è ammortizzata da una presenza amica, che supporta il protagonista solo in alcune fasi, creando anche in questo caso un piacevole equilibrio, perché impedisce che il giocatore si ritrovi frustrato dal senso di desolazione e abbandono.

SOMA - una presenza amica

SOMA – una presenza amica

Le ambientazioni cambiano continuamente tra fasi all’interno – in quella che si rivela essere non un’astronave, bensì un centro di ricerca sottomarino – e le fasi all’esterno, sott’acqua.
Di nuovo, questa alternanza di ambientazioni rende il gioco più vario, impedendo di annoiarsi restando continuamente dentro la base oppure, al contrario, perennemente sott’acqua. Anche le interazioni con i due ambienti è ovviamente diversa, così come l’esplorazione stessa.

Per completare il quadro già molto positivo, aggiungiamoci una trama strana e particolare, non di facile comprensione ma sicuramente inaspettata nella sua evoluzione. Non è uno di quei giochi in cui tutto viene lasciato all’interpretazione del giocatore, la spiegazione a tutto c’è e viene data a mano a mano che il gioco si sviluppa, pur lasciando alcuni punti oscuri.

SOMA - una storia strana da rivelare

SOMA – una storia strana da rivelare

Anche se non lunghissimo, SOMA regala comunque un bel po’ di ore di gioco e i completisti saranno felici di sapere che i trofei sono tutti legati alla storia, quindi 100% assicurato a chi arriverà fino alla fine!

Consigliato a chi ama i giochi sci-fi e a chi ama i giochi horror. Sconsigliato ai deboli di cuore!

 

NOTA: articolo originariamente scritto per il mio blog Vita Da Videogamer, riadattato per Gamesisters.

Daniela Tita Valeri

Classe 1978, videogiocatrice dal 1984 con i cabinati in un bar (vi ricordate Snake, Pong, Toki?). Cresciuta con Amiga 500, arrivata alla maturità passando da PlayStation a PlayStation 2, PlayStation 3 e PlayStation 4. Ogni tanto gioca anche su PC. Completista e accumulatrice compulsiva (non solo di videogames, anche di libri). Generi preferiti: avventura, azione, open world, survival, horror. Fondatrice e admin di Gamesisters e di Tomb Raider Italia dal 2006.

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